Il sogno del barone a quadri: come Frigyes Podmaniczky rese Budapest una metropoli europea

Quando, dalle terrazze della Citadella, percorriamo con lo sguardo il tessuto urbano che respira in un ordine disciplinato su entrambe le rive del Danubio, raramente pensiamo che questa affascinante metropoli non sia nata per caso. Gli ampi viali, gli eleganti lungofiumi che incorniciano il fiume e gli edifici pubblici, armoniosi persino nella loro monumentalità, si organizzarono attorno a un'unica, incrollabile visione nell'ultimo terzo del XIX secolo. Il motore e il principale artefice di questo sviluppo urbano di portata impareggiabile fu il barone Frigyes Podmaniczky – il leggendario "barone a quadri" dell'epoca, il cui nome si è fuso con l'età d'oro di Budapest.

In qualità di vicepresidente del Consiglio dei lavori pubblici della capitale, il barone Frigyes Podmaniczky diresse per oltre due decenni quel grandioso programma urbanistico che, dopo l'unificazione di Pest, Buda e Óbuda nel 1873, elevò la capitale ungherese al rango europeo. Con leggendaria pedanteria, dedizione puritana e la conoscenza dei più moderni principi di pianificazione urbana della Londra e della Parigi dell'epoca, si dedicò allo smantellamento della polverosa e intricata rete di strade. A lui e all'organo da lui guidato dobbiamo la spina dorsale della Budapest moderna: l'apertura del rappresentativo viale Andrássy verso il Parco cittadino, la costruzione del Grande Anello che rivoluzionò il traffico del centro, nonché la nascita degli imponenti lungofiumi in pietra che accompagnarono la regolazione del Danubio, i quali collegarono finalmente in modo degno il fiume alla città.
I meriti di Podmaniczky andarono ben oltre il semplice tracciato delle reti stradali, poiché egli curava con scrupolo anche il rango culturale e artistico dell'ambiente costruito. Con instancabile sensibilità diplomatica seguì la realizzazione di simboli nazionali quali il Teatro dell'Opera Reale Ungherese progettato da Miklós Ybl, la costruzione del ponte Margherita, o la preparazione del Parlamento e del ponte della Libertà (l'ex ponte Francesco Giuseppe). Percorreva la città ogni giorno, sovrintendeva personalmente ai cantieri e pretendeva con inflessibile rigore la più alta qualità architettonica, dai minimi dettagli alle immense facciate.
Stando oggi sulla cima della collina Gellért, vediamo ancora delinearsi sotto i nostri piedi questa struttura urbana brillantemente concepita. Senza Frigyes Podmaniczky, la Budapest odierna perderebbe la sua caratteristica eleganza, la sua ariosa scala e il suo carattere metropolitano; e la veduta dalla Citadella ricorda in ogni istante quell'incrollabile ottimismo borghese e quella genialità con cui una manciata di progettisti devoti disegnò il futuro della metropoli sul Danubio.

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