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I merletti di pietra di Steindl sulle rive del Danubio: la nascita del Parlamento ungherese

28 Ottobre 2026

Passeggiando tra i punti panoramici meridionali e settentrionali della Cittadella, nessuno riesce a distogliere a lungo lo sguardo dalla meraviglia neogotica che si innalza sulla sponda del Danubio dalla parte di Pest: il Parlamento ungherese. La sua immagine è così intimamente legata a quella della capitale da sembrare una presenza eterna. Eppure, alla fine dell’Ottocento, l’area di piazza Tömő — l’attuale piazza Kossuth Lajos — era una fascia disordinata e paludosa lungo il fiume, utilizzata come discarica. Furono necessari il sogno dell’architetto Imre Steindl e il sapere ingegneristico ungherese per innalzare su quel terreno cedevole uno dei parlamenti più belli del mondo.

La costruzione ebbe inizio nel 1885 e durò quasi due decenni, diventando una vera causa nazionale. Le autorità dell’epoca imposero una condizione rigorosa: si potevano impiegare esclusivamente materiali da costruzione locali, maestranze del paese e prodotti dell’industria ungherese, dal calcare delle cave alle elaborate vetrate di Miksa Róth e alle ceramiche Zsolnay. Il gigantesco edificio fu fondato su una massiccia vasca di calcestruzzo, collocata in profondità per resistere alle piene del Danubio e alla pressione delle acque sotterranee. Gli interni furono dotati dei più moderni sistemi dell’epoca per il riscaldamento a vapore e il raffrescamento con blocchi di ghiaccio.

L’imponente impresa fu preceduta da un concorso internazionale di architettura bandito nel 1882, nel quale trionfò la visione neogotica di Imre Steindl. La scelta non fu casuale: le torri traforate come merletti, gli esili pilastri e gli archi protesi verso il cielo, sul modello del Palazzo di Westminster a Londra, simboleggiavano il parlamentarismo, le libertà civili e l’indipendenza nazionale. Per un’ironia della sorte, che testimonia anche la ricchezza dell’architettura ungherese, furono realizzati anche i progetti dei concorrenti sconfitti, Alajos Hauszmann e Gyula Bukovics, proprio sul lato opposto della piazza del Parlamento. Nacque così lo straordinario insieme formato dall’attuale Palazzo di Giustizia, già sede del Museo Etnografico, e dal Ministero dell’Agricoltura.

I numeri e le dimensioni suscitano ammirazione ancora oggi. L’edificio è lungo 268 metri, largo 118 e comprende 691 ambienti. Per innalzarne le pareti furono utilizzati quaranta milioni di mattoni, mentre per la decorazione degli interni, sontuosa fino quasi allo sfarzo, furono impiegate mezzo milione di pietre ornamentali e quaranta chilogrammi d’oro da 22–23 carati, lavorati dai doratori. La pianta perfettamente simmetrica non rispondeva soltanto a esigenze estetiche: le due aule identiche, poste ai lati della sala centrale sormontata dalla cupola, riflettevano la pari dignità della Camera dei rappresentanti e della Camera dei magnati nel parlamento bicamerale dell’epoca.

Il gigantesco lavoro, protrattosi per decenni, richiese però un grave sacrificio personale al suo creatore. Imre Steindl diresse instancabilmente il cantiere, curando ogni minimo dettaglio e disegnando i modelli delle sculture in pietra e delle opere di falegnameria. Con il passare del tempo, tuttavia, la sua vista cominciò a peggiorare rapidamente. Tragicamente, il geniale architetto divenne completamente cieco verso la fine dei lavori e morì nel 1902. Non poté quindi mai vedere compiuto il capolavoro della sua vita — terminato definitivamente soltanto nel 1904 — in tutto il suo splendore, armoniosamente inserito nel panorama del Danubio.

Quando dalle mura della Cittadella osserviamo le proporzioni della cupola alta 96 metri e le file di torrette che scintillano nello specchio d’acqua, non vediamo soltanto la sede del potere legislativo. Vediamo la più ambiziosa e monumentale professione di fede dell’epoca della duplice monarchia austro-ungarica, scolpita nella pietra.

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